Sanremo slitta, ma non rallenta. L’edizione 2026 arriva più tardi e racconta un Festival diverso, dentro e fuori dal palco.
È un Festival che parte fuori tempo massimo, almeno sul calendario abituale, ma che proprio per questo racconta molto del momento che attraversa.

Il Festival di Sanremo 2026 si svolge dal 24 al 28 febbraio, con qualche settimana di ritardo rispetto alla tradizione, e lo fa con un’edizione che mescola continuità e cambiamento. Cinque serate all’Ariston, una macchina televisiva collaudata e una sensazione diffusa: questa volta Sanremo arriva dopo una lunga attesa.
Il rinvio è legato a un motivo preciso, la sovrapposizione con le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, ma l’effetto è quello di un Festival che si inserisce in una stagione diversa, quasi più riflessiva. Non cambia la struttura di fondo, ma cambia il contesto. E il contesto, a Sanremo, pesa sempre.
Date, formula e regolamento: cosa resta e cosa cambia
La formula resta quella delle cinque serate consecutive, da martedì a sabato. In gara ci sono 30 artisti nella categoria Campioni e 4 Nuove Proposte, un numero ampio che conferma la volontà di rappresentare più anime della musica italiana. Tutti i Campioni presentano un brano inedito, mentre le Nuove Proposte arrivano dai percorsi di selezione di Sanremo Giovani e Area Sanremo.
Il sistema di voto rimane misto, con televoto, giuria della sala stampa, tv e web e giuria delle radio, dosati in modo diverso a seconda delle serate. Viene confermata anche la serata delle cover, in programma il venerdì, che resta un momento a sé: spettacolare, spesso imprevedibile, ma senza peso sulla classifica finale.
La finale del sabato prevede una prima classifica complessiva e poi un’ulteriore votazione sui primi cinque, da cui esce il vincitore del Festival. Come da regolamento, al primo classificato viene offerta anche la possibilità di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026, se accetta e se in possesso dei requisiti.
I concorrenti: un cast ampio e trasversale
L’edizione 2026 presenta un cast che attraversa generazioni e linguaggi. Accanto a nomi storici e riconoscibili dal grande pubblico, trovano spazio artisti legati alla scena più recente, al cantautorato contemporaneo e all’area urban. Il risultato è un quadro variegato, che rende il Festival meno prevedibile e più difficile da incasellare.
La scelta di portare 30 Campioni sul palco dell’Ariston rafforza l’idea di Sanremo come grande contenitore nazionale, più che come gara “selettiva”. È una scelta che allunga le serate, ma amplia anche il racconto, dando spazio a stili, scritture e approcci diversi alla canzone.
Le vere novità: ritmo, suono e percezione
Al di là dei numeri, le novità di questa edizione stanno soprattutto nel modo in cui il Festival viene percepito. Il ritardo nel calendario lo rende meno legato all’inizio dell’anno e più vicino alla primavera, con un pubblico che arriva già carico di ascolti, classifiche e aspettative. Questo sposta l’attenzione dal “lancio” al confronto reale tra proposte musicali.
Resta centrale il ruolo dell’orchestra e degli arrangiamenti, chiamati ancora una volta a tenere insieme mondi musicali lontani. In un panorama dominato dallo streaming, Sanremo continua a essere uno dei pochi spazi in cui la musica viene eseguita, non solo riprodotta. Ed è forse proprio questa, al netto delle novità di regolamento e calendario, la caratteristica che rende il Festival ancora rilevante.
Sanremo 2026 parte in ritardo, è vero. Ma proprio questo slittamento lo trasforma in uno specchio fedele del suo tempo: meno rituale, più complesso, ancora capace di far discutere. E soprattutto, ancora capace di mettere la musica al centro, almeno per cinque sere.





